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Certificato di agibilità: perché potrebbe servire anche per case già costruite e come si richiede

📅 17 Agosto 2026✍️ di Giorgio Zappelli⏱️ 5 min di lettura

Capita spesso che chi mi chiama per vendere o ristrutturare una casa mi dica: “Ma l’agibilità non è un problema, la casa è qui da decenni”. In realtà, proprio gli immobili già costruiti sono quelli che più spesso hanno bisogno di una verifica aggiornata e, se serve, di una segnalazione certificata di agibilità. È un passaggio che può evitare blocchi in banca, sorprese dal notaio e tempi morti quando serve chiudere una trattativa in fretta.

Cosa attesta davvero l’agibilità oggi

Oggi non si parla più del vecchio certificato rilasciato dal Comune, ma di Segnalazione certificata di agibilità presentata da un tecnico abilitato allo Sportello Unico per l’Edilizia. La base normativa sta nel DPR 380/2001, che definisce i requisiti di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico e accessibilità minimi perché un immobile sia considerato idoneo all’uso previsto.

In concreto, l’agibilità attesta che l’unità immobiliare è conforme dal punto di vista urbanistico-edilizio, che gli impianti sono a norma o verificati, che l’involucro e i serramenti rispettano i livelli energetici dichiarati, e che le altezze, i rapporti aeroilluminanti e i requisiti igienico-sanitari sono corretti. È una fotografia aggiornata della casa com’è oggi, non com’era in origine.

Perché serve anche per case già costruite

Negli immobili esistenti la mancanza di agibilità non blocca automaticamente la compravendita, ma crea ostacoli pratici: molte banche la chiedono per erogare il mutuo, i notai la vogliono visionare per evitare contestazioni, e gli acquirenti la usano come leva per tirare sul prezzo. Inoltre, dopo lavori interni, cambi di destinazione d’uso o sanatorie, l’agibilità va aggiornata: è il modo più semplice per dimostrare che tutto è in regola.

Mi è capitato di recente con un trilocale anni ’70: il proprietario aveva spostato la cucina in soggiorno dieci anni fa, senza aggiornare pratiche e impianti. La banca dell’acquirente ha chiesto l’agibilità. Abbiamo fatto rilievo, verificato conformità urbanistica, sistemato una CILA in sanatoria per le tramezze, reperito la dichiarazione di rispondenza per l’impianto elettrico e aggiornato l’APE. Con la segnalazione certificata depositata, il mutuo è andato liscio e il rogito si è chiuso nei tempi.

Attenzione anche ai casi di recupero sottotetti, frazionamenti, ampliamenti in sanatoria, o rifacimenti importanti degli impianti: ogni intervento che incide su salubrità, sicurezza o rendimento energetico rende opportuna – spesso necessaria – una nuova agibilità.

Come si richiede: il percorso operativo

Il percorso è più pratico di quanto sembri, a patto di mettersi nelle mani di un tecnico che sappia fare squadra con il Comune e con gli impiantisti.

Io mi muovo così:

1) Incarico a un tecnico abilitato (geometra, architetto o ingegnere).
2) Rilievo e confronto con i titoli edilizi e la planimetria catastale: se ci sono difformità urbanistiche, prima si sanano (CILA/SCIA in sanatoria o permesso, secondo i casi).
3) Verifica impianti: se mancano le dichiarazioni di conformità, si valuta una dichiarazione di rispondenza o un adeguamento.
4) Controllo requisiti igienico-sanitari e altezze, serramenti e rapporti aeroilluminanti, eventuale accessibilità se dovuta.
5) APE aggiornato e documentazione energetica coerente con lo stato di fatto.
6) Caricamento telematico della segnalazione allo Sportello Unico Edilizia con allegati.

Documenti tipici da allegare:

  • Asseverazione del tecnico con planimetrie aggiornate
  • Titoli edilizi e pratiche di sanatoria, se presenti
  • Dichiarazioni impianti (elettrico, gas, riscaldamento, idrico) o rispondenze
  • APE aggiornato e relazioni tecniche
  • Eventuali collaudi/relazioni strutturali e certificati ascensori per parti comuni

Dalla presentazione, l’agibilità produce effetti immediati. Il Comune può effettuare controlli e chiedere integrazioni, ma se la pratica è solida non ci sono sospensioni delle trattative.

Tempi, costi e responsabilità

I tempi dipendono dallo stato dell’immobile. Se è tutto in ordine, tra rilievo, raccolta documenti e deposito si resta spesso tra 10 e 30 giorni. Se emergono difformità da sanare, mettete in conto diverse settimane in più.

Quanto costa? Per un appartamento standard, gli onorari del tecnico oscillano in genere tra 600 e 1.500 euro, a seconda di verifiche e sopralluoghi necessari. Se servono sanatorie o adeguamenti impiantistici, si può salire tra 2.000 e 4.000 euro complessivi. I diritti di segreteria comunali variano (di solito 50–200 euro). Chi paga? In compravendita, di frequente il venditore si fa carico di sistemare la posizione prima del rogito: conviene a tutti.

Ricordo sempre a proprietari e tecnici che l’asseverazione comporta responsabilità: dichiarazioni false o incomplete espongono a sanzioni e possono far scattare ordini di ripristino. Meglio dichiarare una piccola difformità e sanarla, che “sperare” passi inosservata.

Errori comuni da evitare

  • Confondere agibilità e conformità catastale: il Catasto non prova la regolarità edilizia.
  • Dimenticare le parti comuni: un ascensore non collaudato può fermare la pratica.
  • Ignorare le vecchie modifiche interne: tramezze spostate senza pratica impediscono l’agibilità.
  • Saltare l’APE aggiornato: l’energia conta tanto quanto la salubrità.
  • Presentare SCA senza verifiche sugli impianti: è la prima cosa che il Comune può controllare.

Agibilità parziale, casi particolari e consigli finali

L’agibilità può essere anche parziale, riferita a singole unità indipendenti di un edificio. È utile nei condomìni in cui un appartamento è pronto e conforme, mentre altri lotti o parti comuni sono ancora in lavorazione: una via per non fermare vendite o locazioni.

Per gli immobili più datati, specie ante ’67, è frequente non trovare tracce del vecchio certificato. Non è una condanna: si può documentare lo stato legittimo e presentare oggi la segnalazione con le verifiche del caso. Vale lo stesso dopo un condono: l’agibilità non “arriva da sola” con la sanatoria, va richiesta con documenti coerenti.

Un lettore di Torino, che affitta a breve termine, mi ha chiesto se gli servisse l’agibilità per pubblicare l’annuncio. Le piattaforme non la chiedono, ma in caso di controllo comunale o contestazioni degli ospiti, averla è una rete di sicurezza: impianti, finestre, ricambio d’aria, tutto tracciato. Gli ospiti dormono tranquilli e voi non rischiate sanzioni.

Consiglio operativo spiccio: se state per mettere in vendita, fate prima una verifica di conformità urbanistica e impiantistica. Se è tutto a posto, incaricate il tecnico di preparare l’agibilità prima di pubblicare l’annuncio. In trattativa, poterla esibire cambia il tono della conversazione con acquirenti e banca. Se invece emergono piccole difformità, affrontatele subito: costano meno e pesano meno sul prezzo rispetto a un contenzioso aperto durante il preliminare.

Chiudo con un promemoria da cantiere: l’agibilità non è burocrazia fine a sé stessa. È la prova che casa vostra è sicura, salubre ed efficiente come dite all’acquirente o all’inquilino. Mettetela al centro della strategia, non all’ultimo minuto: vi farà risparmiare tempo, soldi e qualche nottata insonne.

Giorgio Zappelli

Giorgio è cresciuto tra i cantieri del padre muratore. Ha gestito la ristrutturazione della propria casa seguendo ogni dettaglio, imparando tecniche e soluzioni pratiche sulle divisioni interne e risparmio energetico. Consiglia chi cerca soluzioni pratiche alle sfide del mercato immobiliare urbano.