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Contratto di comodato d’uso gratuito: occhio alle ricadute su IMU e TASI che molti ignorano

📅 20 Agosto 2026✍️ di Stefano Molinari⏱️ 4 min di lettura

Sì: il comodato gratuito può dimezzare l’IMU, ma solo in casi ben precisi. Molti proprietari lo scoprono tardi, pagando più del dovuto o perdendo l’agevolazione per un dettaglio formale. Qui trovi i requisiti, gli errori tipici e cosa è cambiato con l’abolizione della TASI.

Che cos’è davvero il comodato e perché incide sulle imposte

Il comodato d’uso gratuito è il prestito di un immobile senza corrispettivo. È regolato dal Codice civile. Dal 2016 può ridurre la base imponibile IMU del 50% quando riguarda parenti di primo grado e rispettati specifici vincoli.

Requisiti precisi per lo sconto IMU del 50%

Norma cardine: Legge 208/2015 (Stabilità 2016), aggiornata dalla Legge 160/2019 (nuova IMU). Ecco cosa deve esserci, tutto insieme.

Chi sono i soggetti ammessi

  • Comodatario: figlio o genitore del proprietario (linea retta, primo grado).
  • Uso: deve essere abitazione principale del comodatario (residenza e dimora).

Che cosa serve sul piano formale

  • Contratto scritto e registrato all’Agenzia delle Entrate (entro 20 giorni). Senza registrazione, niente agevolazione.
  • Dichiarazione IMU al Comune entro il 30 giugno dell’anno successivo all’avvio del comodato.

Requisiti patrimoniali del proprietario

  • Un solo immobile abitativo in Italia oltre alla propria abitazione principale (che può essere nello stesso Comune dell’immobile in comodato).
  • Residenza e dimora del proprietario nello stesso Comune dell’immobile dato in comodato.
  • Nessun altro immobile abitativo posseduto, anche solo in quota. Locali non abitativi (C/1, D/…) non precludono.
  • Escluse le categorie A/1, A/8, A/9 (case di lusso): qui il 50% non si applica.
  • Pertinenze: max una per categoria (C/2, C/6, C/7) legata all’abitazione.
Attenzione: il possesso anche parziale (quote) di un’altra abitazione blocca lo sconto. Molti decadono per una piccola quota ereditata altrove.

TASI: cos’è cambiato davvero

La TASI è stata abolita nel 2020 e accorpata nella “nuova IMU” (Legge 160/2019). Prima, parte del tributo era a carico dell’occupante; oggi paga solo il possessore (il proprietario), con eventuale riduzione del 50% se sussistono i requisiti del comodato.

Traduzione pratica: con il comodato il comodatario non paga tributi patrimoniali; tutto ricade sul proprietario, che però può ottenere la riduzione della base imponibile.

I casi più discussi (con esito chiaro)

Comodato a fratelli/sorelle

Niente sconto 50%. Vale solo per linea retta (genitori-figli).

Comodato parziale (una stanza)

La norma parla di unità immobiliare. Se si concede solo una porzione senza subalterno autonomo, i Comuni in genere non riconoscono l’agevolazione.

Comodato per seconda casa “al mare”

Se il comodatario non la usa come abitazione principale, niente riduzione. IMU ordinaria.

Immobili di categoria A/1, A/8, A/9

Sempre esclusi dal beneficio, anche se il comodatario vi risiede.

Numeri, scadenze, documenti: la check-list

  • Registrazione contratto: imposta fissa 200 euro + marche da bollo (16 euro ogni 4 facciate/100 righe).
  • Dichiarazione IMU: entro il 30 giugno dell’anno successivo all’avvio del comodato o a variazioni.
  • Calcolo: riduzione del 50% della base imponibile prima di applicare l’aliquota comunale.
  • Pertinenze: dichiarare quali sono abbinate; oltre i limiti si perde il beneficio.

Esempi rapidi

Caso IMU proprietario Note
Genitore → figlio, abitazione principale Base imponibile -50% Solo se contratto registrato e requisiti patrimoniali ok
Genitore → figlio, seconda casa Ordinaria Nessun beneficio
Proprietario con altra casa (anche in quota) Ordinaria Agevolazione negata
Categoria A/1, A/8, A/9 Ordinaria Esclusa per legge

Errori che fanno perdere lo sconto (e come evitarli)

  1. Contratto non registrato: senza timbro dell’Agenzia delle Entrate, la riduzione non esiste.
  2. Residenza del proprietario in altro Comune: serve coincidenza di Comune con l’immobile dato in comodato.
  3. Quote “dimenticate”: altre abitazioni anche al 10% fanno decadere il beneficio.
  4. Dichiarazione IMU assente: il Comune può recuperare l’imposta con sanzioni.
  5. Pertinenze in eccesso: oltre una per categoria (C/2, C/6, C/7) l’agevolazione salta.

Cosa conviene fare, concretamente

Da ex geometra abituato ai dettagli catastali, il mio consiglio è operativo.

  • Verifica visure del proprietario: controlla tutte le intestazioni, anche in quota.
  • Scrivi un contratto chiaro (immobile, pertinenze, durata) e registralo subito.
  • Residenza: allinea tempestivamente le anagrafiche del comodatario.
  • Fai la dichiarazione IMU e conserva ricevute e allegati.
  • Controlla le delibere comunali: aliquote e modulistica possono cambiare.
In sintesi:

  • Lo sconto IMU del 50% sul comodato vale solo tra genitori e figli e con paletti rigidi.
  • La TASI non esiste più: oggi conta solo la nuova IMU.
  • Forma e tempi (registrazione, dichiarazione) sono decisivi quanto i requisiti sostanziali.

Se stai valutando un comodato per aiutare un figlio a vivere vicino o per mettere a reddito “sociale” una seconda casa, studia prima l’assetto patrimoniale. Una visura in più oggi evita imposte piene domani.

Stefano Molinari

Con un passato da geometra in piccoli paesi collinari, Stefano si dedica oggi a supportare famiglie nell’acquisto della casa giusta, spiegando ogni dettaglio sui mutui e sulle pratiche catastali. Ha personalmente gestito numerose ristrutturazioni complete.